Richard Stallman chiede scusa e la comunità del software libero lo riabbraccia

di Arturo Di Corinto

Richard Stallman chiede scusa alla comunità del software libero. Accompagnata dalla dichiarazione della Free Software Foundation (FSF) che spiega la scelta di riammetterlo in consiglio, la lettera del padre fondatore del movimento del software libero inviata a Repubblica fa ammenda dei comportamenti passati ma senza rinunciare alla difesa del suo vecchio amico Marvin Minsky, il pioniere dell’Intelligenza Artificiale.

La lettera segue la feroce polemica che dall’agosto del 2019 ha diviso la comunità dei programmatori e degli imprenditori del software libero. Iniziata con la denuncia di una giovane studentessa afroasiatica per i comportamenti di Stallman definiti misogini e transfobici, la vicenda aveva suscitato grande clamore per l’accusa al guru del software libero di aver difeso Marvin Minskyaccusato dellostupro di una 17enne durante una festa organizzata dal miliardario Jeffrey Epstein nelle Isole Vergini. Accusa mai provata a causa del fatto che la giovane donna, pur avendo dichiarato di essere stata indotta alla prostituzione con molti uomini, non ricordava il luogo e la data dell’incontro con Minsky. Stallman nella sua lettera di scuse adesso spiega: “Ho difeso il prof. Marvin Minsky in una mailing list del MIT dopo che qualcuno era saltato alla conclusione che fosse colpevole come Jeffrey Epstein. Con mia grande sorpresa, alcuni hanno pensato che il mio messaggio difendesse Epstein. Come ho dichiarato in precedenza, Epstein era uno stupratore seriale e gli stupratori vanno puniti. Mi auguro che le sue vittime e tutti quelli feriti da lui ricevano giustizia”.

Entrata nella battaglia del #MeToo e del furore della Cancel Culture — la rimozione del ricordo degli autori di comportamenti violenti e discriminatori anche nel lontano passato -, la denuncia era stata fatta propria da un vasto numero di aziende e associazioni, come RedHat ed EFF, in seguito alla decisione del Consiglio della Free Software Foundation di riammetterlo nel board dopo un anno dalle sue volontarie dimissioni per le critiche ricevute. E con un effetto boomerang sulla stessa fondazione, creata da Stallman nel 1985 per promuovere il software libero contro il monopolio del software proprietario di Microsoft.

Nella lettera Stallman riconosce gli errori fatti, il linguaggio sbagliato soprattutto con le donne, ma per la prima volta lo attribuisce a una difficoltà relazionale che lo accompagna da quando era adolescente, per effetto di quelli che anche il suo biografo, Sam Williams, nel libro Free as in Freedom del 2004, ricostruisce come disturbi dello spettro autistico e che in sostanza gli hanno sempre impedito di capire quei sottili segnali sociali che ci permettono di calibrare i nostri comportamenti verso gli altri.

È la stessa conclusione a cui è arrivato il suo amico-nemico Bruce Perens, il creatore della Open Source Definition insieme a Eric Raymond, autore de La Cattedrale e il Bazaar (1997), il più importante libro della cultura hacker. Perens, pochi giorni fa ha scritto: “Conosco bene Mr. Stallman e posso testimoniare che è odioso. A causa del suo handicap, ha una scarsissima percezione dei sentimenti altrui e delle reazioni che possono causare i suoi comportamenti, anche se sono fondati su un’etica personale di tipo talmudico”. Aggiungendo però che seppure abbia sbagliato la sua punizione non può durare per sempre e di comprendere perché la FSF ha deciso di riammetterlo dandogli la possibilità di dimostrare di essere cambiato.

Non solo, per la prima volta Stallman riconosce pubblicamente questo handicap: “Qualche volta mi sono arrabbiato perché non avevo le competenze sociali per evitarlo. Alcuni riuscivano a gestire questo comportamento, altri ne rimanevano feriti. Mi scuso con ognuno di loro”. Stallman nella lettera prende le difese della Free Software Foundation “Per favore, criticate me, non la Free Software Foundation”, e spiega perché a volte ha perso la calma, soprattutto di fronte ad accuse in cui non si riconosce: “Le false accuse — reali o immaginarie, contro di me o contro di altri — soprattutto queste, mi fanno arrabbiare”. E aggiunge; “Non conoscevo bene Minsky, ma vederlo accusato ingiustamente mi ha indotto a difenderlo. L’avrei fatto per chiunque. La brutalità della polizia mi fa arrabbiare, ma quando i poliziotti continuano a mentire sulle loro vittime, quelle false accuse rappresentano per me un oltraggio ulteriore. Condanno il razzismo e il sessismo, incluse le loro forme sistemiche, così, se qualcuno dice che non lo faccio, questo mi fa stare male”. La sua lettera si conclude così: “Da tutto questo ho imparato come essere gentile verso le persone che sono state ferite. Nel futuro tutto ciò mi aiuterà a essere gentile con gli altri in diverse situazioni, che è quello che spero di fare”.

Da parte sua il consiglio della Free Software Foundation nella dichiarazione a Repubblica recita così: “Abbiamo deciso di riammettere RMS (Richard Matthew Stallman, nda), perché ci manca la sua saggezza. Il suo acume storico, tecnico e legale relativamente al software libero non ha eguali. E ha una profonda sensibilità circa i modi in cui la tecnologia può contribuire al tema dei diritti umani […] Rimane il più eloquente filosofo e difensore della libertà nella programmazione”. E poi “RMS riconosce di aver fatto degli errori. Ne è sinceramente dispiaciuto e sa che la rabbia nei suoi confronti ha colpito in maniera negativa la missione della FSF. Per quanto il suo comportamento rimanga per alcuni problematico, la maggioranza del board ritiene che si sia moderato e crede che il suo contributo possa rafforzare il conseguimento della missione della FSF.”

Per riportare Richard Stallman dentro la Fondazione due settimane fa è stata lanciata una petizione in 32 lingue a favore di Stallman, tradotta anche in “lombardo” e firmata da oltre 6000 programmatori e attivisti.

Originally published at https://www.repubblica.it on April 13, 2021.

Teacher, journalist, hacktivist. Privacy advocate, copyright critic, free software fan, cybersecurity curious.

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