Il mondo del software libero si divide sulle accuse al suo “guru” Richard Stallman

by Arturo Di Corinto

C’è una guerra in corso nel mondo del software libero. E a farne le spese per primo è il suo inventore, Richard Stallman. Tutto è ri-cominciato con una lettera pubblicata su Github che ne chiede le dimissioni da ogni incarico, compresi quelli nella Free Software Foundation, per essere “misogino, abilista e transfobico” e per altri comportamenti e idee definiti “ripugnanti”. La lettera è stata firmata da circa 50 organizzazioni coinvolte nella realizzazione e manutenzione di software sia free che open source. Per capirci, è quello che sta alla base di Linux, del sistema operativo Android, del pacchetto Libre Office, e di gran parte della tecnologia su cui il mondo digitale è seduto creando migliaia di posti di lavoro e miliardi di dollari di valore tramite aziende come Red Hat e MuleSoft.

Così, quest’uomo è improvvisamente diventato un appestato anche per quelli che hanno aderito alla sua “chiesa”, la chiesa di Emacs e Sant’Ignucius. Il santo, “iGNUcius” deriva un gioco linguistico del guru per celebrare ironicamente la devozione al sistema Gnu da lui concepito e dalle cui vicende è passata tutta la storia del software alternativo al monopolio di Microsoft, cioè il software libero e a codice sorgente aperto, liberamente riutilizzabile da chiunque per innovare, fare impresa, favorire la collaborazione tra i programmatori. Parliamo di Gnu/Linux grazie alla fusione del sistema operativo Gnu con il kernel Linux di Linus Torvalds, dell’ Open Source Definition, nata dal suo scontro epico con Eric Raymond e Bruce Perens, della General Public License elaborata con Eben Moglen, della licenza adottata da Jimmy Wales per la Wikipedia delle origini.

Come è potuto succedere? Il globetrotter che 34 anni fa ha creato la Free Software Foundation e il movimento del software libero girando per il mondo, instancabile e testardo nel raccontare i limiti etici e giuridici del software proprietario e di imprese come Microsoft, Facebook, Google, e company, è diventato oggetto, dicono alcuni, di un vero e proprio linciaggio da quelli che prima si erano abbeverati alla sua fonte. Uno scontro che divide innocentisti e colpevolisti, con i Vip che temono di difenderlo pubblicamente per non essere associati alle sue colpe, vere o presunte, e migliaia di fan che lo difendono in rete, a spada tratta. E che hanno lanciato anche una petizione a suo favore in 32 lingue.

Stallman non è una persona facile, lo sanno bene quelli che l’hanno conosciuto. Come molti uomini convinti dell’unicità della propria missione, Richard Stallman — come Linus Torvalds, come Bruce Perens, come Julian Assange -, ha spesso manifestato comportamenti sociali di tipo borderline e che nel caso di Stallman si esprimevano con lo stupore e il candore dei fanciulli che dicono le cose giuste al momento sbagliato, che fanno le domande che non si devono fare, che esplicitano i tabù che ci fanno arrossire. Comportamenti che he la madre, Alice Lippman, ebrea newyorkese, attivista democratica, aveva capito di essere di tipo autistico già quando era un bambino. E che non sono cambiati negli anni. Disastroso nelle relazioni interpersonali, irascibile, goffo con le donne, refrattario al compromesso, Stallman paga adesso la sua inabilità sociale con un’ostracismo che a molti appare sproporzionato nelle accuse ma in linea coi dettami della cosiddetta cancel culture.

Quando comincia la crociata contro Stallman

Nell’autunno del 2019 aveva già rassegnato le sue dimissioni sia dal Mit che dalla Free Software Foundation per via della divulgazione non autorizzata di alcune sue email dove aveva fatto delle precisazioni in merito al comportamento del defunto amico e maestro Marvin Minsky, pioniere dell’IA e socio del miliardario Jeffrey Epstein, morto in prigione dove era finito accusato di una serie infinita di abusi sessuali. Stallman aveva parlato nella mailing list del Mit di accuse gonfiate verso Minsky che, male interpretate, sembravano giustificare il suo incontro con una giovane 17enne invitata da Epstein a fare sesso con lui — un fatto ancora non provato — cosa che non ha mai scritto, ma precedentemente si era espresso in maniera calibrata sulle relazioni tra adulti e minori (sopra una certa età del tutto legali in molte nazioni, Italia inclusa) e tanto è bastato per far scoppiare il putiferio. Successivamente Stallman ha precisato ulteriormente le sue posizioni, che intanto gli avevano attirato critiche feroci, minacce e antipatie. A poco era valsa la sua difesa sostenendo che Epstein era uno “stupratore seriale” senza scuse e che i rapporti con i minori possono provocare grandi sofferenze.

Per fare ammenda, dopo molte pressioni, si era dimesso dai suoi ruoli di leadership nella Free Software Foundation (FSF) fino all’annuncio a sorpresa, di pochi giorni fa, di essere tornato nel consiglio di amministrazione della FSF facendo infuriare alcune organizzazioni del mondo free e open source che, dissociandosi da lui cercano di frenare la buriana. In effetti, la stessa FSF non ha ancora annunciato ufficialmente la notizia, anche se il suo sito elenca RMS come membro del consiglio di amministrazione della FSF. Dai commenti dei membri del consiglio risulta che RMS è stato eletto solo dai direttori e non dagli altri membri votanti.

A favore e contro Richard Stallman

In attesa che si chiariscano le dinamiche e le tempistiche di questa decisione, tante realtà che non esisterebbero senza il suo ruolo prima pionieristico e poi di leadership gli hanno voltato le spalle. Il progetto Tor, Mozilla Foundation, RedHat e persino la Electronic Frontier Foundation Europe hanno preso posizione contro Stallman. Al contrario, molte donne che hanno spesso liquidato con un sorriso i suoi modi impacciati e il suo linguaggio privo di sfumature, proprio loro, singole intellettuali, femministe e fan del software libero si sono schierate a sua difesa.

Renata Avila, studiosa, femminista e fondatrice di un’associazione per gli “algoritmi inclusivi”, sostiene che la campagna contro Stallman manifesta la cattiva coscienza di chi lo attacca: “Ciò che Richard mostra con il suo stile di vita e di cui parla ad alta voce — senza filtri — sono i compromessi che altri stanno facendo, utilizzando, alimentando e promuovendo una tecnologia che è effettivamente dannosa per i diritti umani fondamentali e la dignità delle persone.”

In un’ intervista ad Hannah Wolfman-Jones, la professoressa Nadine Strossen, ex direttrice dell’Associazione americana per le libertà civili ha invece dichiarato: “Ora, supponiamo per amor di discussione che Stallman avesse un atteggiamento che è stato oggettivamente descritto come discriminatorio sulla base della razza e del genere (e a proposito io non ho visto nulla che lo indichi), che sia un misogino impenitente, che crede davvero che le donne siano inferiori. Non è possibile correggere queste idee, indurlo a rifiutarle e a decidere di trattare le donne da pari a pari attraverso un approccio punitivo! L’unico approccio che potrebbe funzionare è quello educativo! Impegnandosi nel discorso, nel dialogo, nella discussione e portandolo a riesaminare le proprie idee”.

L’accademica, rivolgendosi indirettamente ai liberali e progressisti della cancel culture ha detto che “Le persone usano il termine aggressione sessuale/molestie sessuali per riferirsi a qualsiasi commento su questioni di genere o sessualità con cui non sono d’accordo” ma ritiene che farlo è “davvero negare e sminuire la reale sofferenza sopportata dalle persone che sono vittime di aggressione sessuale. Banalizza i gravi crimini commesse da persone come Jeffrey Epstein e Harvey Weinstein. Quindi questo è un punto che lui (Stallman, ndr) ha sollevato e che ritengo molto importante e con il quale sono fortemente d’accordo”.

Secondo l’avvocato italiano Marco Ciurcina: “Nella lettera contro RMS si presentano i fatti in modo da indurre una percentuale di lettori a credere che RMS abbia fatto cose che non ha fatto ed offrendone un’immagine distorta, parziale e ingiusta: ciò costituisce una violazione della dignità di RMS come persona e ne danneggia l’identità personale, la reputazione e l’immagine”.

Ma oltre il danno c’è la beffa: per firmare la richiesta delle dimissioni di Stallman va usata la piattaforma Github di Microsoft, e molte organizzazioni che hanno preso posizione contro di lui ricevono finanziamenti da Google e dagli altri “predatori dei dati” come li definisce Renata Avila.

Il maschilismo dei nerd, il #MeToo e la Cancel Culture

Un’ombra però rimane. Una professoressa italiana, 40 anni fa in visita al Mit come studentessa, ha asserito in questi giorni di “essere stata tastata da lui in ascensore”. Secondo il professore pisano Giuseppe Attardi che all’epoca era visiting professor al MIT, “circolava voce che ‘ci provasse’ con le ragazze del laboratorio che per questo evitavano di andare sole in ascensore con lui, ma niente di più”. Questi fatti però non rientrano nell’attuale crociata contro Stallman e, come dice Marco Ciurcina, “citando frasi e narrando fatti magari molto antichi senza fornire un contesto si può andare molto lontano dalla verità”.

Negli anni ’80 il #MeToo non era nato e la liberazione sessuale si respirava anche negli ambienti accademici dove il problema era piuttosto rappresentato dal maschilismo nei rapporti professionali come argomenta un rapporto sul sessismo nel laboratorio che alcune studentesse laureate e ricercatrici del Computer Science & Artificial Intelligence Lab del Mit compilarono nel febbraio del 1983.

Quella verso Stallman non è la prima grande campagna di attacco contro una persona consumata via Internet a livello mondiale. Prima era toccato ad altri esponenti di spicco del mondo della conoscenza libera, come Joi Ito (ex direttore del MIT Media Lab), Lawrence Lessig (fondatore di Creative Commons) e Julian Assange. Eppure Maria Rosaria Lo Muzio, segretario del Partito Pirata italiano, la ritiene una vicenda marginale se non avesse a che fare con la novità di una tecnologia, la rete, che permette di distruggere con grande velocità e facilità la reputazione delle persone. “Il problema — dice Lo Muzio — è il rapporto tra uomini e donne, un rapporto conflittuale dove le donne sono troppo spesso subordinate. La cosa che mi amareggia è che si monti sulla rete una campagna per difendere o attaccare Stallman senza mai porre il tema dei diritti delle donne che, anche nel mondo digitale, è fatto di violenze continue”.

“Le dichiarazioni sessiste e transfobiche di Stallman sono deprecabili, ma non sono una novità in un ambiente ‘nerd’ di programmatori e coders che è tradizionalmente maschilista, prevalentemente bianco e occidentale”, sostiene Donatella Della Ratta, docente di comunicazione presso la John Cabot University di Roma. Stallman è da sempre un personaggio ambiguo e piuttosto autistico, dissacrante ed egocentrico”. E continua: “La sua pagina Wikipedia ricorda che è ‘un ateo di origini ebraiche’ ‘e ‘antinatalista”, “ma questo non deve far dimenticare il contributo fondamentale che Stallman ha dato. È stato fra i primi a vedere i diritti digitali come diritti umani, ad affermare che alla produzione di software bisogna guardare come una questione di libera espressione, non di proprietà. Rimuovendo RMS non si elimina il maschilismo e l’occidentalismo della comunità coders — che dovrebbe fare una seria riflessione come collettività piuttosto che puntare alla gogna mediatica dei singoli — ma si distruggono impietosamente gli ultimi resti della scomoda cultura del software libero, schiacciata dai colossi corporate GAFAM e dall’odio cieco della cancel culture”.

Originally published at https://www.repubblica.it on April 2, 2021.

Teacher, journalist, hacktivist. Privacy advocate, copyright critic, free software fan, cybersecurity curious.

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