I tanti dubbi sul voto tramite blockchain che Casaleggio deve chiarire

Anche la catena a blocchi ha dei difetti che possono essere sfruttati da hacker malintenzionati, difetti che aumentano il rischio di elezioni non democratiche e falsificabili

di ARTURO DI CORINTO

Perché è importante la trasparenza del software di voto

Casaleggio afferma di volere rendere disponibile il codice sorgente del software per il voto, e chiama a raccolta hacker e specialisti per testarlo e migliorarlo. Niente di eccezionale, direte, è il modo in cui funziona da sempre la produzione di software se il codice non è proprietario e coperto da segreto industriale. E consentire l’analisi del codice è il modo migliore per coinvolgere specialisti e programmatori. È una furbata, dirà qualcuno, perché laddove non arrivano i tuoi programmatori, intervengono gli altri ad aiutarti, per sfida intellettuale, divertimento o ideologia. In questo caso gli “hacker” ti aiutano a testare, modificare e migliorare un prodotto che più di altri — è un software di voto — deve essere semplice da usare e verificabile.

I dubbi sull’affidabilità del voto elettronico

Ora, se la piattaforma di voto elettronico, con blockchain o senza, è usata per decidere i destini di un’associazione privata è pacifico — l’Ordine dei Giornalisti ad esempio vota online — ma pensare di usare il voto elettronico per le competizioni politiche non va proprio bene. Per un motivo ineludibile nelle democrazie rappresentative: il voto è vincolante in ambiti costituzionali, e per tre fattori che neanche la blockchain può garantire: il voto deve essere segreto, verificabile e non può essere oggetto di scambio.

I limiti del voto elettronico

Proprio in uno studio dei Copernicani, associazione di innovatori digitali, viene ricordato il paradosso della trasparenza per cui la verificabilità diretta che non coinvolge terze parti fidate implica la possibilità di introduzione del voto di scambio, limitandone l’utilizzo nei processi democratici istituzionali in cui la confidenzialità è un requisito assoluto.

  • solo se le persone disponessero di strumenti verificati e verificabili e di un livello di competenza adeguata per effettuarne una verificabilità autonoma;
  • solo se la filiera logistica fosse controllata gestendo tutta la catena di fiducia dalla fornitura dell’hardware in poi, fino alla dismissione delle macchine e alla loro formattazione;
  • solo se tutto il procedimento fosse controllato e verificato da terze parti di garanzia.

I Paesi che ci hanno rinunciato

Le esperienze realizzate ad oggi nel mondo hanno dimostrato criticità in uno o più di di questi elementi ed il consenso degli esperti è che i sistemi più efficaci ed efficienti siano basati sulla verificabilità del voto carta e matita.

Anche la blockchain può fallire

A questo proposito netta è l’opinione di Fabio Pietrosanti, direttore di Hermes, centro per la trasparenza e tra i fondatori di Globaleaks: “Nel caso di Rousseau non è tecnicamente possibile offrire alcuna garanzia, anche in presenza di certificatori terzi, che la base dati o l’applicativo web di raccolta delle espressioni di voto abbia mantenuto la sua integrità durante i processi di consultazione, neanche tramite l’introduzione della tecnologia blockchain annunciata da Casaleggio.”

  • Essere gestito da una pluralità di soggetti per la verifica indipendente in qualunque momento.
  • Essere oggetto di analisi specialistiche e accademiche, con relativa peer-review.

Teacher, journalist, hacktivist. Privacy advocate, copyright critic, free software fan, cybersecurity curious.

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